Analisi del capitale circolante
Capitale circolante netto (CCN), cos’è e come calcolarlo. Un confronto tra le diverse formule utilizzate in Italia e all’estero.
CAPITALE CIRCOLANTE NETTO
Formula classica
Il CCN è una misura della liquidità di un'azienda e, definendo la capacità dell'azienda di far fronte agli impegni a breve termine, è un indicatore della sua salute finanziaria in un determinato momento.
Il capitale circolante netto (CCN), nella sua definizione generale, è calcolato come la differenza tra il valore delle attività correnti e il valore delle passività correnti, attraverso la seguente formula:
CCN = Liquidità immediate + Magazzino + Crediti a breve termine + Ratei e risconti attivi a breve termine - Debiti a breve termine - Ratei e risconti passivi a breve termine
In questo caso, i crediti e i debiti sono legati strettamente ad un profilo temporale e non di area gestionale ovvero vengono incluse nel CCN tutte le attività (anche finanziarie) dell’azienda che diventeranno potenzialmente liquidità entro i 12 mesi e tutte le passività (anche finanziarie) con scadenza entro i 12 mesi.
Valutazione del CCN
Il CCN può essere maggiore o minore di zero. Un valore positivo del CCN (ovvero le attività correnti sono maggiori delle passività correnti) indica che l’azienda dispone di risorse per far fronte alle passività a breve termine e ha la capacità di investire in future iniziative di crescita. Tuttavia, un livello elevato di CCN non è sempre positivo in quanto potrebbe indicare che un’azienda ha un valore eccessivo del magazzino oppure non ha investito la liquidità in eccesso. Ad esempio, un CCN>0 potrebbe essere indice di un disequilibrio finanziario che potrebbe derivare da:
- scarsa rotazione del magazzino
- tempi lunghi o difficoltà di incasso dai clienti
- eccesso di liquidità
- tempi di dilazione concessi dai fornitori molto breve
Un valore negativo del CCN (vale a dire che le passività correnti sono maggiori delle attività correnti) indica che un’azienda potrebbe avere difficoltà a ripagare i creditori e può porre limitazioni alla crescita e nei casi più gravi compromettere la continuità aziendale. Tuttavia, un capitale circolante netto negativo non significa sempre che ci siano problemi poiché l'azienda potrebbe incassare dai suoi clienti senza dilazione e quindi cash o comunque più velocemente di quanto l'azienda paghi i suoi fornitori (ad esempio, società di vendita al dettaglio). In questo caso, infatti, il CCN potrebbe essere negativo perché i debiti a breve sono superiori ai crediti a breve e l’azienda ha investito la liquidità generata per effettuare un investimento.
Formule del capitale circolante netto
Nella letteratura aziendalistica italiana e internazionale, a seconda delle finalità dell’analisi e del risultato che si vuole raggiungere, esistono varie formule per calcolare il capitale circolante netto (CCN). Qui di seguito, descriveremo tutte le formule e le differenze tra loro.
1. Capitale Circolante Netto
Formula: Attività correnti – Passività correnti
CCN = Liquidità immediate + Magazzino + Crediti quota entro + Ratei e risconti attivi quota entro – Debiti quota entro - Ratei e risconti passivi quota entro
Tale formula, definita anche CCN finanziario, è la più ampia poiché include tutti i conti che siano classificati in bilancio come esigibili entro i 12 mesi senza considerare la loro natura. In tal modo, nelle liquidità immediate ritroviamo anche le Attività finanziarie che non costituiscono immobilizzazioni, nei crediti e nei debiti verranno considerati anche quelli finanziari.
Stato patrimoniale attivo | Stato patrimoniale passivo |
C) I – Rimanenze |
D) Debiti entro 12 mesi 1) obbligazioni |
B) III – 2) Immobilizzazioni finanziarie - Crediti entro 12 mesi 2) crediti: |
E) Ratei e risconti entro 12 mesi |
C) II – Crediti entro 12 mesi 1) verso clienti |
|
C) III – Attività finanziarie che non costituiscono immobilizzazioni | |
C) IV - Disponibilità liquide | |
D) Ratei e risconti entro 12 mesi |
2. Capitale circolante netto commerciale
Formula: Crediti verso clienti quota entro + Magazzino + Ratei e risconti attivi di natura commerciale quota entro – Debiti verso fornitori quota entro - Ratei e risconti passivi di natura commerciale quota entro
In tale formula vengono esclusi tutti i conti che non abbiano natura commerciale, le liquidità immediate, i crediti e i debiti finanziari a breve termine.
Stato patrimoniale attivo | Stato patrimoniale passivo |
C) I – Rimanenze | D) Debiti entro 12 mesi 7) debiti verso fornitori 9) debiti verso imprese controllate 10) debiti verso imprese collegate 11) debiti verso controllanti 11 bis) debiti verso imprese sottoposte al controllo delle controllanti |
C) II – Crediti entro 12 mesi 1) verso clienti 2) verso imprese controllate 3) verso imprese collegate 4) verso controllanti 5) verso imprese sottoposte al controllo delle controllanti |
E) Ratei e risconti entro 12 mesi di natura commerciale |
D) Ratei e risconti entro 12 mesi di natura commerciale |
3. Capitale circolante netto operativo CCNO
Formula: Crediti (entro e oltre con esclusione dei crediti finanziari) + Magazzino + Ratei e risconti attivi operativi (entro e oltre) – Debiti (entro e oltre con esclusione dei debiti finanziari) - Ratei e risconti passivi operativi (entro e oltre)
I crediti e i debiti non sono classificati secondo un profilo temporale (entro e oltre) ma secondo uno basato sulla destinazione ovvero la partecipazione al ciclo operativo dell’azienda definito come il tempo che intercorre tra l’acquisizione di beni per il processo produttivo e la loro realizzazione in disponibilità liquide o mezzi equivalenti. Tutte le attività e le passività generate durante il ciclo operativo di un’azienda sono considerate sempre attività/passività correnti. In tale formula vengono invece escluse le liquidità immediate, i crediti finanziari e i debiti finanziari.
Stato patrimoniale attivo | Stato patrimoniale passivo |
C) I – Rimanenze |
D) Debiti entro e oltre 12 mesi 7) debiti verso fornitori |
C) II – Crediti entro e oltre 12 mesi 1) verso clienti |
E) Ratei e risconti entro e oltre 12 mesi di natura operativa
|
D) Ratei e risconti entro e oltre 12 mesi di natura operativa |
Liquidità immed. | Crediti comm. | Crediti finanz. | Altri crediti | Magaz. | Debiti comm. | Debiti finanz. | Altri debiti | Ratei e risconti | |
CCN finanziario | SI | Solo entro | Solo entro | Solo entro | SI | Solo entro | Solo entro | Solo entro | Solo entro |
CCN commerciale | NO | Solo entro | NO | NO | SI | Solo entro | NO | NO | Solo comm. |
CCNO | NO | Entro e oltre | NO | Entro e oltre | SI | Entro e oltre | NO | Entro e oltre | Solo operat. |
L’IMPORTANZA DEL CCNO
L'analisi del solo CCN, calcolato come differenza tra le attività e le passività a breve termine, tiene conto del solo profilo temporale.
Purtroppo, tale semplice distinzione non appare sufficiente per una corretta analisi della liquidità e della verifica della sostenibilità aziendale perché non permette di quantificare il fabbisogno generato dalla gestione aziendale operativa e confrontarlo con le fonti di finanziamento. Per procedere a tale analisi bisogna, pertanto, abbandonare la riclassificazione delle voci del circolante secondo un profilo temporale (distinzione tra entro e oltre i 12 mesi) e passare ad una che tenga conto della loro natura distinguendo tra attività caratteristica e non caratteristica dell’azienda. Questo comporta, come già descritto in un precedente articolo (https://www.cloudfinance.it/stato-patrimoniale-gestionale-capitale-investito.html), il passaggio da una riclassificazione dello stato patrimoniale secondo un principio di liquidità, definito anche finanziario, ad una che invece si basi sulla classificazione delle voci rispetto alla loro pertinenza gestionale.
Per fare ciò, bisogna considerare tutte le voci operative senza tener conto del profilo temporale. Il ciclo operativo è il tempo che intercorre tra l’acquisizione di beni per il processo produttivo e la loro realizzazione in disponibilità liquide o mezzi equivalenti. Tutte le attività e le passività generate durante il ciclo operativo di un’azienda sono sempre attività/passività correnti, indipendentemente dalla scadenza e quindi concorreranno al calcolo del CCNO. Quindi, ad esempio, un credito commerciale originato dalla vendita di un bene tipico del ciclo produttivo dell’azienda, anche se riscosso oltre i 12 mesi, sarà sempre considerato come circolante. In tal modo, verranno escluse tutte le voci non legate al ciclo operativo tipico dell’azienda di acquisto trasformazione e vendita come le disponibilità liquide e i crediti e debiti finanziari. Questo perché tali valori, riclassificati secondo il metodo gestionale, sono considerati fonti di finanziamento che servono appunto per finanziare l'eventuale fabbisogno del CCNO.
Oltre alle disponibilità liquide e i crediti e debiti finanziari, si escludono dal CCNO:
- le attività estranee alla gestione operativa dell’impresa come investimenti in titoli
- i crediti non legati all’attività di vendita: crediti verso i soci per i versamenti dovuti, verso gli obbligazionisti, verso i terzi per la vendita di immobilizzazioni ecc.
- i debiti non legati all’acquisto di materie e di servizi: debiti a breve verso fornitori di immobilizzazioni, debiti verso i soci per i dividendi deliberati ecc.
- i debiti e i crediti tributari diverse da quelle sugli acquisti e sulle vendite
In tal modo, attraverso il CCNO, posso mettere a confronto e analizzare due valori importanti per la continuità operativa dell'azienda:
- il fabbisogno finanziario
- le fonti di finanziamento a copertura
Per tale motivo, gli indici di liquidità come il Current ratio e il margine di tesoreria, che si basano proprio solo sul profilo temporale, devono essere integrati con l'analisi del capitale circolante operativo (CCNO).
Il CCNO è influenzato essenzialmente da due fattori: dal fatturato e dal ciclo monetario. Il primo perché un aumento delle vendite comporta maggiori crediti, maggiori scorte e maggiori costi associati all'aumento della produzione che di conseguenza generano maggiori debiti. Quindi, generalmente, un aumento del fatturato comporterà un aumento del CCNO e quindi del fabbisogno finanziario che potrà incrementarsi a sua volta da un aumento del ciclo monetario. Questo, ad esempio, è il caso in cui un aumento del fatturato proviene da una maggiore dilazione dei giorni ai clienti che rendono più appetibili i prodotti dell’azienda rispetto alla concorrenza. Per approfondire il rapporto tra CCNO e ciclo monetario: https://www.cloudfinance.it/Ciclo-Monetario.html
La particolarità del CCNO rispetto agli indici di liquidità è che l'aumento dei debiti, a parità di crediti e magazzino, comporta una diminuzione del fabbisogno finanziario. Questo è sicuramente vero perché significa che pago con maggiore ritardo ma nello stesso tempo per comprendere appieno la situazione va inevitabilmente associato ad un'analisi dei motivi che hanno portato ad un aumento dei debiti. Se il motivo è una maggiore capacità contrattuale, allora tutto ok e l'azienda ne trae solo benefici, se invece all'opposto deriva dal semplice fatto che per mancanza di risorse non pago alcuni fornitori, questo potrebbe comportare nel medio periodo dei grossi problemi di gestione operativa dato che i fornitori potrebbero non essere più disposti a fornirmi la merce ed il processo produttivo potrebbe bloccarsi a discapito della continuità operativa dell'azienda.
Quindi, non è possibile creare un rapporto tra gli indici di liquidità ed il CCNO perché hanno funzioni e finalità diverse. I primi servono solo per capire se l'azienda riesce con le risorse a breve termine a ripagare le passività. Che poi, se ci pensate, il fatto di considerare i fidi o autoliquidanti che sono considerati a revoca e senza scadenza è un po' come considerare che l'azienda possa smettere la propria attività nei 12 mesi successivi. Con il CCNO, invece, ho la possibilità di effettuare un’analisi più accurata e avanzata delle dinamiche aziendali costruendo se voglio anche un modello previsionale.
Valutazione del CCNO
Non è possibile una valutazione tout court sulla base del solo valore del CCNO. In generale:
CCNO > 0 esprime un fabbisogno finanziario che deve essere coperto attraverso il reperimento di risorse dato che l’investimento in crediti verso la clientela e il magazzino supera il finanziamento ottenuto da fornitori
CCNO < 0 esprime un surplus di risorse e non c'è pertanto bisogno di fonti di copertura
Ma è davvero così? Non proprio. Infatti, per esprimere un giudizio sulla gestione finanziaria aziendale, il valore del CCNO non può essere valutato singolarmente ma deve essere messo a confronto con altri tre valori:
- valore delle fonti finanziarie a breve termine (valore dell’accordato rischi a revoca), per capire se in caso di fabbisogno riesco a finanziarlo
- utilizzato netto rischi a revoca (fido, autoliquidante, factoring al netto della cassa disponibile)
- analisi del ciclo monetario, per capire da cosa è stato generato il fabbisogno espresso dal CCNO
Per verificare il punto 1, è opportuno che sia rispettata la seguente equazione:
Accordato rischi a revoca (fido, autoliquidante, factoring) > CCNO
Ciò per evitare che il fabbisogno generato possa non essere interamente finanziato e comportare crisi di liquidità. Nel caso in cui questa equazione non venga rispettata, l'azienda deve trovare altre fonti di finanziamento.
Ma attenzione però, anche nel caso inverso, se ho disponibilità di accordato, ho bisogno di effettuare un’ulteriore verifica: il costo del finanziamento, rappresentato dal tasso di interesse e oneri bancari, deve essere sempre inferiore al rendimento del capitale investito. Quindi:
ROI > costo del debito
Una volta verificato il primo punto passiamo al secondo al fine di analizzare che anche l’equilibrio patrimoniale tra le fonti e impieghi sia rispettato. Ciò possiamo farlo attraverso la seguente equazione:
CCNO > Utilizzato netto rischi a revoca (fido, autoliquidante, factoring al netto della cassa disponibile)
per non far sì che una parte del fabbisogno a lungo termine (ad esempio, acquisto di una immobilizzazione) venga finanziata con fonti a breve come un fido.
Considerando anche le disponibilità liquide esistenti, la relazione precedente può essere riscritta come: CCNO - Cassa > Utilizzato netto rischi a revoca
Per approfondire il punto 3 si rimanda ad altro articolo sul rapporto tra CCNO e ciclo monetario: https://www.cloudfinance.it/Ciclo-Monetario.html
CCN | CCNO |
Liquidità immediate + Magazzino + Crediti a breve termine + Ratei e risconti attivi entro 12 mesi - Debiti a breve termine - Ratei e risconti passivi entro 12 mesi | Rimanenze + Crediti commerciali e diversi operativi + Ratei e risconti attivi di natura operativa - Debiti commerciali e diversi operativi - Ratei e risconti passivi di natura operativa |
B) III – 2) Immobilizzazioni finanziarie Crediti entro 12 mesi
|
C) I Rimanenze +
|
Vantaggi |
Vantaggi |
Criticità |
Criticità Non è sempre semplice definire la natura operativa delle singole voci dal solo bilancio di esercizio |
Giudizio indicatori - Tabella riassuntiva
Indicatore | Giudizio positivo | Giudizio negativo |
CCN | CCN > 0 Ma effettuare un confronto con Current ratio e Margine di tesoreria |
CCN < 0 Ma effettuare un confronto con Current ratio e Margine di tesoreria |
CCNO | CCNO < 0 però se: CCNO >= PFN a breve e CCNO < Accordato fidi Analisi del ciclo monetario |
CCNO > oppure < 0 e quando CCNO < PFN a breve e CCNO > Accordato fidi Analisi del ciclo monetario |